Palma di Maiorca, 8 settembre 2020

Ed eccoci qua, a Palma di Maiorca, città capitale dell’omonima isola. Dopo circa un anno e mezzo di tentativi di organizzazione per trascorrere una settimana con l’amico e artista Albert Pinya… solo ora sono riuscita a prendere il tempo necessario per questo viaggio.

Atterro e mi dirigo subito alla casa di Albert. Nella Via della Spiga di Maiorca, da un balconcino, Albert Pinya: Hola Martiii!!! Ed è subito una gioia pazzesca rivedere dopo tanto tempo – e dopo il periodo assurdo del Covid – una persona a cui vuoi bene! In pochi istanti è come se questi mesi di “distanza” non fossero mai esistiti. Andiamo poi a cena, una meravigliosa tavolata di benvenuto tra amici, galleristi e collezionisti. Da Mercedes Estarellas, conosciuta qualche anno prima a Madrid, brava gallerista e donna dalle mille risorse. A Juan López-Viota, giovane collezionista di Palma, Lucia e Andrea anch’essi amici e collezionisti italiani. E Juan Rafael Bonet – con l’elegante moglie Margarita Tous – il più grande estimatore e collezionista di Albert. Un uomo da cui imparare molto! Un uomo i cui aneddoti diventano come input da seguire. Una cena, dunque, tra arte e buon cibo maiorchino. Sarà il dopocena a ricordarci il periodo che stiamo ancora vivendo: a mezzanotte la città è già completamente spenta. Molto impattante immaginare Palma senza movida, ma non c’è serata con Albert Pinya senza un buon continuum… concludiamo in Via della Spiga tra chiacchiere a Braulio, sì Albert Pinya ama l’amaro valtellinese!

Ed è così che inizia il nostro tour de force.

Dal giorno dopo una vera e propria marcia. Albert Pinya da qualche tempo mi inviava mail dicendomi che stava lavorando a una serie speciale, a una serie che gli stava dando molta soddisfazione. Percepivo il suo entusiasmo tra le parole e quel suo “vedrai capa che questa ricerca ti piacerà un sacco” ha proprio fatto segno! Ebbene sì. Prendiamo il treno e ci dirigiamo verso un paesino nel cuore dell’isola: Pòrtol. Qui Joan Pere Català-Roig ci accoglie con il suo fuoristrada per portaci in un luogo senza tempo. Una cascina. Nell’entroterra maiorchino. Un laboratorio. Tre forni. La ceramica è il suo mestiere. Un Maestro. Qui, racchiusi in una stanza, due anni circa di lavoro insieme. Vasi e piatti nelle più svariate tecniche della ceramica. Mi entusiasmo tantissimo al primo sguardo! Per me i lavori manuali sono esempi di nobiltà, lo studio e l’uso dei materiali, l’attesa del risultato… qui per me la conferma di come tradizione e future possano essere così tanto vicini.

Sarà nel viaggio di rientro, guardando dal finestrino del treno il paesaggio scorrere velocemente, che la mia memoria ricorda il progetto – curato da Rossella Farinotti – realizzato da Albert con la chef Maria Solivellas all’Instituto Cervantes per l’Expo di Milano nel 2015 e il mega libro Agropower (Adia Edicions, 2017) e penso: quale momento migliore per tornare alle buone tradizioni? Quale momento migliore di immaginare, anche un po’ in barba al non poter organizzare grandi eventi, una cena molto esclusiva tra collezionisti e appassionati proprio assaporando le opere culinarie di Maria Solivellas servite sulle preziose ceramiche del Pinya? L’entusiasmo di questo momento è altissimo. Iniziamo a fantasticare. Dopo la quarantena, avere una buona idea su cui lavorare è qualcosa di impagabile.

Il giorno dopo facciamo i turisti. Andiamo visitare qualche galleria tra cui: Juan Antonio Horrach Moyà dove incontriamo Girbent, grande amico del Pinya e artista attualmente in esposizione, e Tolo Cañellas il bravo curatore che ha scritto un testo per il catalogo della mostra Wormhole del 2018 con Laurina Paperina; Fran Reus con il suo spazio meraviglioso – e lui gentile come sempre – in cui abbiamo tenuta a una bella conversazione a base di arte e non solo. Proseguiamo per musei: Es Baluard Museu d’Art Contemporani, il museo più importante dell’isola di cui visitiamo le mostre temporanee e la collezione permanente incontrando prima la responsabile delle attività e del programma del museo nonché la curatrice di Pilar Rubí, che ci accoglie davvero con gentilezza… piuttosto inusuale dalle nostre parti. In men che non si dica mi sento a casa! Infine Casal Solleric sempre alla scoperta di nuove mostre.

A questo punto… dopo aver girato in lungo e in largo, ci ritagliamo il tempo necessario per la cosa più importante: andare nello studio di Albert Pinya. Il laboratorio del Pinya!!! Il luogo più intimo della vita di un artista. E vi starete chiedendo “com’è”? È una bomba! Varchi la porta e sei catapultato nel suo mondo! Ordine, perfezione e colore erano le cose he mi aspettavo. E che in parte ho trovato. Tutto è meticolosamente al suo posto… ma le opere??? Presa in contropiede mi trovo difronte a pitture nuove, del tutto in contrapposizione con le ultime della mostra Wormhole! Qui, opere dal segno grafico molto marcato e dal gesto pittorico meno istintivo. Opere che prendono vita dal penultimo viaggio in Italia del Pinya, in cui su commissione disegna e dipinge la Panda 4×4 di Emilio Bordoli, ormai consolidato mecenate e collezionista. Personalizzazione che varcherà il percorso Madrid-Marrakech della manifestazione Panda Raid e vincerà come macchina più creativa. Un ritorno dunque al passato, come stimolo per le nuove opere. Nuove sensazioni.

Chiudiamo la settimana alla Fondazione Mirò… sognando un giorno che le nostre storie, le nostre esperienze, la nostra arte, le nostre avventure… il nostro tempo – e quello dei nostri amici – possa essere sfogliato sui libri di storia dell’arte! L’amore per il proprio lavoro è benzina che ci porta sempre a guardare oltre. E così… per me, Palma di Maiorca una seconda casa e nel team nuove persone su cui contare! Un viaggio che conferma amicizia e professionalità.

… the story continues!

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