Rovigo, 30 marzo 2020

Dove.

Il dove è molto più importante di quel che sembra, e non è facile dare una risposta precisa. Adesso sono, come tutti, in quarantena nella mia casa-studio a Rovigo. Ma al dove? prima di questa situazione avrei risposto “un po’ qua e là”: negli ultimi anni ho girato parecchio, tra Europa, Cina, Giappone e Stati Uniti, ed è qui che a partire dal 2015 ho deciso di trascorrere 6 mesi all’anno per concentrarmi sulla formazione e la ricerca.

Il dove prima ancora, il dove dell’origine, è Crespino, lungo l’argine del fiume Po, un dove immerso nel fango tra gli alberi-fantasma della golena. Un luogo ricco di miti e leggende, bellezza e ossimori, storie e memorie personali e collettive, che da sempre sono stati il nutrimento essenziale del mio lavoro e della mia poetica.

Come.

Sicuramente con un linguaggio simbolico e onirico. Sono parole abusate oggi, lo so, ma non potrei descrivere meglio lo strumento della mia narrazione: eclettica ma coerente, libera, fatta di metamorfosi, enigmi e influenze artistiche, letterarie, cinematografiche, storiche e scientifiche. Luc Tuymans, Matthew Barney, Hao Liang; Peter Handke, Han Kang, Cornelius Eady; Patrice Leconte, Bernardo Bertolucci, Kim Ki-duk; Liliana Segre, Lea Vergine, Luca Bindi.

Ho iniziato disegnando solo su carta, ma anno dopo anno la sperimentazione e la ricerca – le due cose che ritengo più importanti per un’artista – mi hanno portata a sviluppare dipinti, installazioni, sculture e progetti site-specific con materiali vari ed insoliti. Ho spaziato dalla tela alla seta, dalla ceramica al cemento, dal poliestere alle ossa.

Quando.

A dire il vero anche il quando è un po’ confuso. Se i ricordi più belli sono quelli di me a casa di mia nonna, seduta ad un tavolinetto di legno mentre disegno su vecchie agende personaggi fantastici e vestiti improbabili, successivamente un’algida pausa mi ha separata da ciò che è adesso la mia vita. Ho frequentato infatti il liceo scientifico, una formazione che oggi posso dire essere stata essenziale per me. Ma poi ho finalmente deciso di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti a Venezia, e da lì è nato tutto.

Perché.

Perché di si. Non si dovrebbe mai rispondere così, ma tant’è. Sono fatta così, amo quello che faccio. Non è vero che non potrei fare altro nella vita, chiunque, se costretto, potrebbe fare vari lavori, ma io non sarei altrettanto felice. Ho avuto una famiglia che mi ha capita e sostenuta. Ho un meraviglioso compagno col quale condivido ogni cosa e che fa il mio stesso mestiere. Ho ancora la curiosità di cercare cose nuove, l’insoddisfazione che non mi fa mai accontentare di quello che ho fatto, l’irrequietezza di buttarmi in un viaggio per mettermi alla prova, il desiderio di superare sia ogni grande ostacolo che ogni piccolo raggiungimento, e l’incoscienza di voler continuare a farlo ancora, ancora, ancora.

Elisa Bertaglia

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