DARIO MAGLIONICO
Esistenze sincrone
A cura di Martina Corbetta

Inaugurazione: Giovedì 10 marzo 2022 2022 h.18

Esistenze sincrone è la mostra personale di Dario Maglionico esposta a Milano presso Palazzo Largo Augusto sede di Banca Sistema.

In linea di principio, Maglionico fissa sulla tela due elementi chiave della sua poetica: l’uomo e l’ambiente che lo circonda, in una sospensione quasi onirica, in cui i molteplici punti di vista, le ampie fughe, i diversi fuochi e le intersezioni dei piani rendono la percezione dello spettatore equivocabile e pluridirezionale. Attraverso questi indizi, Maglionico dipinge la memoria. Con i suoi quadri il ricordo prende forma. È così che l’unione coincidente di due o più sensi – un profumo, un suono – fissa l’immagine del ricordo: simultaneità fatta di singoli eventi che sono o sono stati. Maglionico si presenta dimostrativo nella realizzazione, ma critico nell’idea. Controbatte e disapprova la percezione umana che generalmente è ritenuta l’unica dispensatrice di una qualche forma conoscitiva del mondo. Sostiene, al contrario, la posizione scientifica che giudica sempre più attivamente la conoscenza antropica come ingannevole e illusoria.

R di Reificazione, A di Acausualità e Studio del buio sono le tre serie di dipinti che incontriamo nella mostra.

Reificazione è il corpo di opere più recenti frutto dell’attuale ricerca dell’artista. Al concetto filosofico di reificazione vengono attribuiti diversi significati, ma Maglionico si limita ad approfondire quell’aspetto connesso con il processo mentale per cui si converte in qualche cosa di materiale ciò che ha soltanto esistenza astratta. Nel concreto, le esperienze passate vengono attribuite a determinati momenti e ricordi relazionandole con le esperienze presenti che sono più nitide e definite. La reificazione permette di ordinare – su una scala temporale soggettiva – il vissuto dell’individuo. Tuttavia, il principio transitorio di cui si parla è estremamente relativo e scisso da un sistema di riferimento preciso. I quadri che portano questo titolo cercano di testimoniare il processo evidenziandone imperfezioni e contraddizioni, diventando la visione coesistente di una causa e un effetto in un eterno presente. Gli individui vivono la superficie della tela, che diventa spazio abitato. Tutto ciò che è dipinto esiste, ma ha la capacità di alterarsi perché l’essere mutevoli è la base della nostra natura. Lo spazio – come la coscienza – cela zone oscure e ciò che emerge dai dipinti di Maglionico è proprio il modo in cui gli ambienti vengono vissuti: in modo fugace. Le tracce di vita si dissolvono nel flusso del tempo che passa e rincorriamo noi stessi nel suo processo di inesorabile scorrimento. L’artista con la sua minuziosa pittura a olio tenta di fermare gli attimi. Mette in dubbio la nostra conoscenza per darci la possibilità di riflettere e indagare nuovi luoghi dell’esistenza vivendo più a fondo il nostro habitat e il nostro tempo.

Visivamente, nello spazio incontriamo uomini e donne in ambienti spesso domestici e in gesti quotidiani: durante la lettura di un libro, nell’atto di versare dell’acqua, intanto che guardano la tv, mentre osservano fuori dalla finestra, o più semplicemente nell’atto del pensare. Le figure si ripetono, si intersecano tra di loro e con gli elementi stessi dell’ambiente. Prive di reale corpo, si muovono, fluttuano. L’assenza della gravità diventa l’essenza. Gli spazi sembrano vissuti in silenzio. Le scene si fanno percepibili grazie alla minuziosa pittura di Maglionico. La tradizione incontra un nuovo modo di vedere – e di rappresentare – le cose. I colori sono vividi e trovano nel dettaglio la loro maggiore luminosità. Nulla è lasciato al caso: i pavimenti antichi delle case di Milano, i tappeti persiani, le poltrone di velluto, la credenza classica, le porte con il vetro satinato di una volta e le librerie ricche di volumi, il tutto riprodotto nella maniera più autentica possibile. Sarà poi, la ripetizione della presenza umana a confondere la nostra visione e a riportarci verso la poetica dell’artista. Tra illusione e realtà.

Reificazione, in sintesi, racchiude un ciclo di lavori la cui analisi si basa solo genericamente sul rapporto tra l’ambiente familiare, e quotidiano, e l’uomo. È successivamente, con la serie Acausalità, che Maglionico aggiunge al suo operato pittorico un nuovo concetto, più articolato e vicino all’inconscio: la rivelazione sincronica di uno stato interiore. Se l’acausalià è l’assenza di ogni motivazione o ragione, è importante considerare che la mancanza di una possibile spiegazione non deriva soltanto dal fatto che la causa può essere ignota, ma più semplicemente incomprensibile con i nostri mezzi intellettivi. Per Maglionico, questo dubbio si presenta quando spazio e tempo perdono la loro tangibilità. In questo modo, nell’ultimo anno di ricerca, l’artista analizza la parola sincronicità – che deriva dalle radici greche syn (“con”) e khronos (“tempo”) – e si concentra ad annettere alla sua opera il tema della acausalità a fronte di una lettura più articolata dei dipinti. Ora, con l’analisi degli eventi sincronici che si basano sulla simultaneità di due diversi stati mentali, l’interpretazione di Dario Maglionico risulta completa ed esemplificativa. Pittoricamente gli ambienti sono rappresentati nella forma più riconoscibile dell’artista, seguendo quella maniera artificiosa tipica del suo lavoro, ma osservando le figure – le espressioni, le pose, gli atteggiamenti absorbed è facilmente percepibile il pensiero introspettivo ora più intimo e profondo. Le presenze umane si mostrano taciturne e assorte, sono raccolte nei loro pensieri, forse preoccupazioni, inquietudini e timori, o forse più semplicemente riflettono e meditano. La mancanza di spiegazione ci porta alla continua evoluzione della mente. Il dubbio è insistente.

La terza serie, Studio del Buio, è dedicata alla percezione e alla ricostruzione mentale dello spazio attraverso l’osservazione della luce e l’infinitesima variazione di essa. Nel buio cadiamo in uno stato di sospensione e staticità. Al buio non esiste nulla, ci chiediamo dove siamo fino a quando il nostro occhio piano piano si abitua e trova la realtà. Una verità che non è ciò che stiamo cercando, ma unicamente ciò che esiste. Il buio ha bisogno di tempo. Si inizia a conoscere il buio per comprenderlo e per orientarsi. Al buio si colgono nuove forme, nuovi colori e si ricreano nuove prospettive imparando e proseguendo le linee – e tracce – delle vecchie ombre. Il buio è tutto questo e non è niente.

La casa – un salotto o una stanza – diventa esercizio di indagine. Maglionico, applica le basi della pittura tradizionale e accademica – nonostante i suoi studi ingegneristici – per approfondire la sua ricerca tra spazio e tempo. La figura umana ora scompare ed è solo la segretezza della casa il vero soggetto. Il buio predomina sulla tela, scaldato da fonti di luce – naturale o artificiale – che ne applicano la loro più razionale e scientifica formula di chiarore. La luce passa attraverso il vetro di una porta, o attraverso una abat-jour. Non importa quale sia la provenienza quanto più come si propaga nel buio, come attraversa il tessuto di una tenda, come penetra il vetro per riflettersi sul pavimento, come si infrange su un muro. Lo studio del buio è una pittura sistematica a compendio di un pensiero illogico e irragionevole.

Dario Maglionico, metodico nel fare e sensibile nel pensare, dimostra con la mostra Esistenze sincrone quanto sia importante evolversi e avere sempre nuovi punti di riflessione. La sua pittura razionale iniziale – descrittiva e dettagliata – raggiunge oggi una verità espressiva molto più profonda che sposta l’attenzione da quel semplice angolo della nostra casa al nostro inconscio.

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