Rovereto, 16 aprile 2020

All’inizio sentivo dire alle persone “Questo periodo per voi artisti deve essere pieno di stimoli e ispirazione”. Per me non è stato così… almeno per le prime settimane. Per la prima volta mi sono sentita bloccata, inerme. La mia quotidianità è cambiata: l’isolamento dalle persone, l’impossibilità di andare a lavorare in studio, le mie mostre cancellate o posticipate a data da definirsi.

Uscire con il cane o l’aperitivo telematico con gli amici sono diventati l’unico avvenimento emozionante della giornata. Improvvisamente, però, qualche giorno fa mi è scattata una scintilla, mi è tornata la voglia di fare, mi sono sentita io dopo tanto tempo. Così, approfittando delle belle giornate, il balcone del mio appartamento è diventato il mio ufficio, su una piccola moleskine ho iniziato a elencare mini-progetti realizzabili in un solo metro quadrato. Sono tornata a uno dei miei primi amori, la video animazione, e ho iniziato a disegnare pillole di sopravvivenza intitolate Stay at home and…, da pubblicare sui miei social.

L’idea di virus è sempre stata presente nella mia ricerca. Uno dei primi lavori inerenti a questa tematica risale ai primi anni 2000 per la Galleria Civica di Trento, era una grande installazione formata da centinaia di piccoli disegni con la scritta You Are Infected. Su questi disegni erano rappresentati una miriade di ipotetici virus, reali e non, ispirati al problema virale di quegli anni. In quel periodo si parlava infatti di Aviaria, Sars, Suina e di dispositivi elettronici infettati da virus virtuali: il problema di infezione era visto in maniera astratta rispetto a quello che sta succedendo ora.

L’arte non ha super poteri per salvarci. Sono le persone che si possono salvare a vicenda. L’arte è innovazione, sperimentazione, stimola l’immaginario collettivo, è fonte di nuove idee e intuizioni. L’arte è lo specchio del nostro tempo e il suo ruolo è fondamentale perché permette alle persone di comprendere la nostra società e il suo contesto culturale.

In questo periodo artisti, galleristi, musei e spazi indipendenti provano a combattere questo virus con mezzi alternativi, come social network e realtà virtuali: c’è tanta voglia di vedere oltre, di non rimanere impantanati in questo brutto sogno. A mio avviso queste sono delle ottime basi per indirizzare l’arte verso nuovi orizzonti.

Laurina Paperina

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