LAURINA PAPERINA
I want to believe
Banca Sistema_Largo Augusto, 1A/Via Verziere, 13. Milano
19.04.2023 – 30.11.2023
Laurina Paperina nasce nel 1980 a Duckland, un piccolo villaggio nel profondo Universo, dove vive e lavora. Si definisce una creatura con testa umana e corpo da papera, o viceversa. Da bambina sognava di diventare un Cavaliere dello Zodiaco ma, per le sue scarse abilità atletiche, sceglie la via oscura dell’arte contemporanea. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Rovereto, si laurea all’Accademia di Belle Arti di Verona. La cultura popolare è alla base della sua ricerca. Laurina disegna, dipinge, realizza installazioni e video animazioni: qualsiasi supporto può diventare il punto di partenza per creare creature e mondi. Cinema, fumetti, videogiochi, arte, politica, cronaca e attualità vengono continuamente reinterpretati e ricontestualizzati attraverso mash-up, ironia e distorsione.
Per la mostra I want to believe, Laurina presenta negli spazi di Palazzo Largo Augusto, sede di Banca Sistema a Milano, diversi corpi di lavoro realizzati nell’ultimo quinquennio. L’esposizione si apre con Suicide Island (2017), un’isola circondata da un mare di lava sulla quale personaggi provenienti dalla cultura pop cercano disperatamente di sopravvivere. Olaf di Frozen, i Teletubbies, Flat Eric, Felix the Cat e altri protagonisti si ritrovano in una scena surreale e violenta, dove l’ironia dell’artista convive con un inatteso barlume di speranza. Seguono opere appartenenti alle serie How to kill the artists e Loser (Superfake), legate al tema della vendetta e caratterizzate dal tratto diretto e dissacrante dell’artista. Peter Pan viene ucciso da Capitan Uncino, Silvestro cattura finalmente Titti, Frida Kahlo si decapita, Louise Bourgeois rimane intrappolata in una sua opera. Nata da un ciclo di video animazioni iniziato nel 2007, How to kill the artists prende di mira Laurina stessa e alcuni dei più celebri artisti contemporanei, trasformandone le ipotetiche morti in una commedia grottesca. Il suo linguaggio combina il disegno dei libri illustrati, il fumetto e i cartoons americani con riferimenti a internet, televisione e cinema horror degli anni Ottanta e Novanta, spingendo spesso il racconto fino allo splatter. Tra le opere più recenti emerge il lavoro realizzato per I giovani non hanno più (2021), mostra dedicata alla contemporaneità e all’influenza di internet e dei social network. I meme diventano metafora di una comunicazione sempre più rapida e semplificata. In Smile! The end is near, un sorriso si trasforma in un teschio, mentre nei Teletubbies di Have a nice day l’apparente messaggio positivo viene sovvertito dall’ironia dell’artista. Il fulcro della mostra è Death/Resurrection, grande tela di 200×150 cm realizzata nell’arco di due anni. È uno dei lavori più personali di Laurina, quasi un autoritratto allegorico in cui personaggi e simboli della cultura pop convivono con riferimenti alla sua vita. Al centro compare l’artista stessa, colpita dalle matite scagliate dagli angeli, metafora del rapporto ambivalente con il proprio lavoro e con l’arte. L’orologio di Dalí allude a un tempo che può sembrare infinito o scorrere troppo velocemente; un teschio alato, invece di rappresentare la morte, diventa simbolo di resurrezione. Accanto a lui compaiono figure ricorrenti della mitologia personale di Laurina, come il cane Zelda e il topo Bubo. L’opera lascia volutamente aperta la possibilità di interpretazione, mescolando autobiografia, memoria e immaginazione. Le opere più recenti proseguono questa riflessione sul presente attraverso un vero e proprio megamix di riferimenti. In Greta Thunberg VS Methane Emissions, l’attivista affronta una mucca responsabile dell’inquinamento; in Sex, drugs and rock’n roll, Kermit the Frog diventa protagonista di una scena di autodistruzione; Ice Cream I Scream trasforma un gelato in un’apparizione inquietante del volto di Scream. In contrasto con queste immagini, I want to believe in something introduce un papero alieno che sorvola un piccolo UFO, lasciando emergere un possibile messaggio di speranza. Otto disegni dedicati ai “topi famosi” – da Bat Rat a Mickey Rat, da Super Rat a The Suicide of Banksy’s Rat – mostrano ulteriormente la capacità dell’artista di appropriarsi delle icone della cultura pop e dell’arte, trasformandole in nuovi personaggi attraverso il gioco e il mash-up. Tra le grandi tele compare Burning Owl Island (2019), dove personaggi e simboli dell’arte contemporanea – da Paul McCarthy a Banksy, da Claes Oldenburg a Martin Kippenberger, Warhol e Koons – vengono coinvolti in una sorta di “revenge” surreale che allude a temi attuali come guerra, inquinamento, siccità e cambiamento climatico. Un altro riferimento alla contemporaneità è la maschera del Medico della Peste, evocazione della pandemia da Covid-19. Per Laurina, infatti, dipingere significa anche registrare e rielaborare gli eventi del presente, mantenendo viva la memoria del passato.
Chiude il percorso In Pink Pig We Trust, rilettura ironica del motto americano In God We Trust. Al centro della scena, il salvadanaio – simbolo di Banca Sistema e metafora del risparmio – viene venerato dai personaggi, che vi depositano opere, oggetti, affetti e desideri come fossero offerte per il futuro. Tra loro compaiono riferimenti a Maurizio Cattelan, Keith Haring, Banksy, Snoopy, SpongeBob e gli Orsetti del Cuore. Attraverso il suo universo ironico, caotico e dissacrante, Laurina Paperina guarda a un presente spesso privo di certezze, trasformando la cultura pop, la memoria personale e l’attualità in strumenti per raccontare il mondo. I want to believe diventa così anche un’affermazione di fiducia: un invito, nonostante tutto, a continuare a credere in qualcosa.
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