ELISA BERTAGLIA e ANNA TURINA
Nest
A cura di Chiara Serri e Arianna Beretta

Date: 10 aprile, 2015/14 giugno, 2015
Inaugurazione: sabato 10 aprile 2015, h.18.00

AUREA AETAS
Arianna Beretta

“Poi, da un giorno all’altro ti ritrovi a cinquant’anni,
e l’infanzia o quel che ne resta è in una piccola scatola,
che è pure arrugginita”
Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain

L’immaginario di Anna Turina non può lasciare indifferenti. Il suo lavoro e le sue realizzazioni in ferro sollecitano un immediato salto all’indietro, alla nostra personale età dell’oro. A quell’infanzia di cui tanto sentiamo la mancanza e a cui desideriamo tornare. Chi con la dolcezza che accompagna generalmente questi pensieri, chi con la dolorosa malinconia di chi sa di avere perduto per sempre innocenza e felicità.

Ci avviciniamo con occhio sognante alle sue gabbie abitate da minuscoli lettini con le sbarre o da sedie da cui nascono tralci vegetali, sicuri di entrare in un mondo fantastico. Quello stesso mondo abitato da gnomi ed esseri fatati che ci indicheranno la via della scoperta e della crescita. Piccoli oggetti in bilico su equilibri instabili all’interno di strutture geometriche, solide, in ferro. Sentiamo di essere di fronte ad un ambiente domestico sicuro, in cui non succederà mai nulla. E ci esaltiamo di fronte alla vibrazione della nostra anima per la meraviglia che suscitano le sculture di Anna Turina. Ma andiamo avanti.

Percorriamo con gli occhi – e con il cuore – il profilo delle sue creazioni e piano piano la memoria inizia ad aprire varchi, a illuminare i nostri ricordi, a suggerire domande insidiose. Quanto eravamo davvero felici da piccoli? La nostra infanzia è stata davvero priva di frustrazioni? Di regole imposte e mai accettate davvero? Di divieti che sentiamo avere impedito la nostra reale evoluzione di essere adulti? Anna Turina, lavorando sull’ambiguità di una visione apparentemente pacificatrice, mostra come la nostra crescita personale debba (necessariamente? Questa è la domanda forte) passare attraverso costrizioni, regole da seguire, promesse non mantenute e sogni infranti. E allora ecco che le gabbie si aprono, si “lacerano” a lasciare fuggire via i sogni e le speranze. Quella piccola casa della nostra infanzia forse non è più la gabbia dorata che ricordavamo. Il cavalluccio a dondolo diventa così un ostacolo insormontabile, la vetta da raggiungere con fatica e impegno. E chissà se ci arriveremo.

Bisogna avere coraggio per leggere il lavoro e la poetica di Anna Turina. Il coraggio di guardare a se stessi, alla propria storia primordiale per riconoscere che diventare grandi è stato un percorso irto da ostacoli, spesso dettati da quello stesso ambiente familiare che ci ha costretti e legati alle necessità quotidiane e al contingente. Non esiste dunque speranza? Sì, esiste nel nostro animo di adulti maturi e consapevoli che, faticando quotidianamente, non fanno altro che ricalcare una della massime di Georges Bernanos. “Una volta usciti dall’infanzia, occorre soffrire molto a lungo per rientrarvi.”

FOLLOWING THE BLUE BIRD
Chiara Serri

Nella celebre opera teatrale del commediografo belga Maurice Maeterlinck, premio Nobel per la letteratura nel 1911, L’Uccellino azzurro incarna i misteri della natura e della vita. Fonte di numerose trasposizioni cinematografiche, tra le quali The Blue Bird di Walter Lang (1940), interpretato da Shirley Temple, la féerie racconta il viaggio iniziatico di due fratelli alla ricerca del «gran segreto delle cose e della felicità». Simbolo di speranza per Esiodo, imprigionato in fondo al vaso di Pandora dopo la fuoriuscita di tutti i mali, nel racconto di Marie-Catherine d’Aulnoy, al quale peraltro Maeterlinck fa riferimento, L’Oiseau bleu diventa sinonimo di metamorfosi e trasformazione. Tematiche care all’artista veneta Elisa Bertaglia (Rovigo, 1983) che intitola proprio Bluebirds una serie di opere realizzate a partire dal 2014. Lavori su carta in formato A4 e A5 che segnano l’inizio della collaborazione con Martina Corbetta, confluendo poi nella personale allestita negli spazi milanesi di Banca Sistema.

Come in quell’occasione, anche nella mostra con Anna Turina, con la quale si è instaurato un interessante dialogo, l’artista espone alcuni lavori inediti della serie Bluebirds, unitamente a nuove opere che presentano assonanze con Driftwood (2015), trittico monumentale dal quale è nato l’omonimo ciclo. Dagli anni dell’Accademia, la natura è il centro della ricerca di Elisa Bertaglia che, attraverso lo studio dei testi classici e le memorie del Polesine, ne offre una lettura onirica e visionaria. Composizioni di piccole e grandi dimensioni costruite a partire da un vocabolario personale consolidato nel tempo. Nelle sue opere ricorrono, infatti, figure umane, animali e lacerti di paesaggio, ai quali è associata una forte valenza simbolica. Bambini con il volto occultato come allusione all’universale.  Lupi, aironi e serpi come metafora di protezione, istinto e costrizione. Rocce e foglie come ultimi appigli di un universo fluido in cui non esiste un sopra e un sotto, dove ogni cosa può avere il suo doppio e la perdita della linea d’orizzonte si risolve spesso in rovinose cadute.

Se in passato l’artista lavorava solo su carta, privilegiando il segno rispetto al colore e realizzando opere di piccolo formato inserite in composizioni parietali, nelle due serie esposte a Seregno si notano alcune interessanti novità: da un lato la soluzione “pittorica” adottata per paesaggi d’acqua e di stelle, declinati nei toni del blu e del verde (Bluebirds), dall’altro la crescente attenzione riservata alla mise-en-scène (Driftwood series), anche in relazione al posizionamento della figura nell’economia del foglio e alle novità tecniche derivanti dalle recenti sperimentazioni su tela.

Cambiano le proporzioni, cambiano i materiali, cambiano gli equilibri cromatici, ma rimane invariata la trama di rara poesia che da sempre distingue il lavoro di Elisa Bertaglia, eco di un mondo fantastico, di una dimensione magico-religiosa intessuta di archetipi, miti e leggende.

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