NURIA MORA
Underwater Love

Martina Corbetta_Via Milano, 98. Giussano (MB)
17.12.2025 – 06.03.2026

Underwater Love nasce da un pensiero: quello del mare come luogo in cui la percezione si altera e l’umanità perde le sue certezze. Come la canzone di Smoke City, che descrive un amore avvolgente come l’acqua, caldo e ammantante, la mostra è un luogo in cui immergersi, un luogo dove il corpo cessa di pensare e si apre a una dimensione più intima, in un certo senso magica. Lo spazio diventa onorico e psichedelico al tempo stesso, come un’emozione incontrollabile. Questa immersione si collega all’idea di Lawrence Durrell in Clea: nel mare l’antropocentrismo si dissolve perché non c’è un terreno solido a sostenere l’arroganza umana, solo profondità, correnti e creature. Immergersi significa accettare che la vita non ci appartiene del tutto; significa entrare in un territorio in cui l’uomo perde le sue sicurezze. Da qui nasce Underwater Love: il mare come metafora di naufragio inteso come possibilità.

In mostra si incontrano opere scultoree, pittoriche, grafiche e una grande installazione interagente. All’ingresso siamo accolti da mele in ceramica di varie dimensioni, più precisamene mele mangiate. La serie Bitten Apples rappresenta un corpo di lavori che simboleggia il primo atto di ribellione e libero arbitrio. Un gesto che rompe con la passività ed entra pienamente nel regno dell’esperienza e del rischio. Rappresenta l’inizio dell’umanità come soggetto cosciente, raccontato non attraverso il peccato, ma attraverso la coscienza come slancio individuale. La mela, frutto del Desiderio, qui avventura e capsula della trasformazione. La mela è espressione figurata del significato di Underwater Love. Proseguendo, i dipinti e le grafiche, anch’essi non raffiguranti esplicitamente l’oceano, svelano il significato solamente osservandone i dettagli. Le pitture sono la soglia verso un altra dimensione dove la percezione diventa porosa. Funzionano come grotte, cavità sottomarine dove riecheggiano stati d’animo, silenzi e respiri lenti. Sono spazi in cui la luce filtra come sott’acqua, dove il colore muta, fluttua e si assesta. Le carte, invece, includono sovrapposizioni molteplici di linguaggi: gesto, disegno, colore, linee e vuoti. Qui, l’opera è costruita come un sistema di strati che si influenzano a vicenda, come sul fondale marino. Le numerose profondità rappresentano le diverse esperienze. Infine, una grande installazione con nastri di raso avvolge il nostro passaggio. Il concept dell’opera nasce per la Biennale di Paxos nel 2022, nuovamente editata per il Salone del Mobile 2025, è qui recuperata e riconfigurata per uno spazio interno con l’intento di non perdere il legame con il suo significato più intimo: i movimenti della posidonia oceanica. È dunque la morfologia di questa pianta che, emulando il lento battito del cuore, rappresenta il vero polmone nel mare capace di generare fino a venti litri di ossigeno al giorno per metro quadrato. Negli spazi della galleria, l’opera respira in modo diverso: l’architettura sostituisce il paesaggio di Paxos, ma si mantiene l’invito alla quiete e all’ascolto. Parla del movimento del mare e del vento. Più che guardare, ci chiede di riappropriarci di uno spazio di analisi, riflessione e calma. In questo viaggio nelle profondità – verso ciò che si muove senza fretta e senza rumore – l’opera diventa strumento di esperienza. Un’azione che amplia il significato dell’arte e riafferma la citazione di Robert Filliou: “L’arte è ciò che rende la vita più interessante dell’arte stessa”.

This post is also available in: Inglese