UGO LA PIETRA & CLAIRE LINDNER
Salone del Mobile 2022

Inaugurazione: martedì 7 giugno 2022 h.19

Ugo La Pietra e Claire Lindner in un progetto originale ideato da Maab Gallery e Bernini Gallery in occasione della settimana del Salone del Mobile 2022 a Milano.

Considerando che il confine tra arte e design è da sempre una linea molto sottile, possiamo dire che è stata proprio questa vicinanza a dare voce a un’esposizione dal carattere dinamico e rigoroso. Artisti e designer sono senza dubbio i testimoni più autentici del proprio tempo che attraverso linee e colori mettono in luce gli aspetti determinanti del periodo corrente, così, Ugo La Pietra e Claire Lindner si confrontano in un progetto inedito in cui è curioso apprezzare come forme senza tempo – quelle di Ugo La Pietra – e forme del momento – quelle di Claire Linder – possano coesistere con armonia e ritmo. Funzione e senso estetico trovano un dialogo spontaneo e creano nuovi punti di riflessione.

Ugo La Pietra si presenta con tre pezzi di carattere storico: il Flabello del 1986, la Pretenziosa e la Flessuosa del 1984. Nella sala principale incontriamo il Flabello, un salottino di colore rosa che immediatamente mostra l’elemento di rottura dello schema lineare contrastato con una linea di raccordo. Progettualmente, il Flabello è protagonista al centro stanza per la creazione di zone living dinamiche, altamente originali, in cui la poltrona imbottita insieme al tavolino laterale “sottotraccia” (che una volta estratto, permette l’accostamento agli altri elementi, centrali e terminali) creano un divano componibile ad aggregazione a semicerchio. La complessa lavorazione, poi, che vede accoppiate una struttura portante della base, in finitura rame lucido, con la struttura imbottita della seduta, aggiunge una nota di calore e sottolinea il pregio intrinseco di questa opera di design. Ad accompagnare il Flabello, la Pretenziosa chiude l’idea di salotto. Il tavolino, progettato come una scultura-gioiello porta con i suoi bagliori metallici un tocco di luce negli interni. L’opera, nello specifico, è un tavolino con piano di servizio in cristallo trasparente con vaschetta interna estraibile in lamiera con finitura rame lucido e una struttura portante in legno di castagno lucidato e venatura lunga. Slitte in trafilato di alluminio con finitura rame lucido ne definiscono la preziosità.

La Flessuosa, collocata nella sala secondaria, è una poltrona dalla forma intellettuale e dagli originali dettagli che rompono gli schemi, tipico dell’impertinenza artistica di Ugo la Pietra. Poltrona con struttura in legno massello, molleggio a nastri elastici intrecciati e piedini in pvc stampati a iniezione color nero con rivestimento in pelle bianca e nera. Ad accompagnare la seduta, il suo tavolino in legno laccato lucido con fondo poliestere e finitura a vernice bicomponente poliuretanica nei colori bianco e nero.

Entrambi i salottini di Ugo La Pietra – per definizione spazi di ricevimento, di rappresentanza, di riunione – sono in mostra “incorniciati” da geometriche strutture in legno colorato per mettere in evidenza e inquadrare gli ambienti con attenzione esclusiva, ma al tempo stesso i vuoti delle linee della costruzione, lasciano entrare le morbide ceramiche di Claire Lindner.

Le sculture in ceramica policroma di Claire Lindner danno voce a un immaginario che guarda al mondo naturale come a un insieme complesso ma profondamente connesso. Tra assonanze e rimandi continui con i fenomeni della realtà e le forme biologiche, le sue opere, giocate tra il familiare e il perturbante, mettono in scena un teatro della vita carico di desiderio e di passione, di Eros e di Thanatos. Anche l’uso del colore confluisce in questo orizzonte, accompagnando con leggeri trapassi cromatici la fluidità e la sinuosità delle forme ed evidenziando, con la sua opacità e porosità, l’aspetto naturale dei manufatti. In questo modo essi è come se relativizzassero la gestualità della pittura e la soggettività stessa dell’artista, per dichiarare invece una provenienza dal mondo della natura il meno possibile mediata.

Per la mostra l’artista francese ha creato una serie di sculture a parete dalle forme sinuose e volanti che sembrano volersi liberare del peso della materia per librarsi nell’aria, con le loro forme serpentinate e fluide, portatrici di turbolenza e di desiderio. In queste creazioni ceramiche si scorge quindi la volontà di un artista che letteralmente tiene le mani in pasta, ma che allo stesso tempo usa la materia che plasma per liberarsi da se stessa e prendere le forme dell’aria o di una folata di vento, così come suggerire lo scorrere dell’acqua nelle rapide di un fiume. Come ha infatti dichiarato la stessa artista a proposito del proprio lavoro: “Un universo dove tutto è fuso insieme: interno ed esterno, liquido e solido, minerale e animale, vegetale e umano, come se tutto fosse fatto della stessa sostanza”. Nell’altra serie di opere concepite per la mostra milanese Claire Lindner si è ispirata a una forma che non ha direttamente a che fare con la natura, ma con l’opera dell’uomo e con l’attività artistica: il panneggio. Questo elemento decorativo, che percorre la storia dell’arte dall’antichità ad oggi, nelle opere di Claire Lindner non viene recepito nella sua funzione decorativa e accessoria, ma, sulla scorta dei saggi del filosofo e studioso di estetica francese Georges Didi-Huberman, è considerato come un simbolo legato al movimento stesso della vita, della sua natura metamorfica e mutevole, oltreché come vettore di emozioni e di connotazioni psicologiche. Anche in queste opere quindi, poste alla confluenza tra il mondo vegetale, animale, minerale e umano, le forme e il colore prendono vita per creare un valzer gioioso e fertile, inducendo allo stesso tempo una sensazione di estraneità e di soffusa inquietudine, di spaesamento e di mistero.

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