Rovigo, November 1st 2020
Elisa Bertaglia

Non ho l’abitudine di scrivere un testo partendo da una pagina bianca. Di solito incomincio sempre da qualcosa che già c’è, da quello che ho scritto in passato o da dalle precise indicazioni che si hanno partecipando ad un concorso o ad una residenza. Ora sono quasi in difficoltà. Raccolgo i pensieri. Un incipit serve sempre. Si potrebbe dire che questo testo nasca in un bar di Milano, da un tè al gelsomino preso insieme a Martina… ovviamente, con cinque biscotti alla marmellata.

A dodici mesi esatti dall’inaugurazione dell’ultima mostra fatta insieme, iniziava il lockdown: marzo 2019 – marzo 2020. Oggi ci avviciniamo alla chiusura calendariale di quest’anno controverso e complicato, ed io e Martina abbiamo pensato di raccontarci, e raccontare, questo periodo di lavoro trascorso attraverso una mostra ‘spot’. E proprio così l’abbiamo chiamata. Spot. Come una piccola parentesi in questo percorso; come fermarsi e tirare il fiato, fare il punto della situazione; come dire “eccoci”. Senza narcisismi né troppe pretese, come un cerchio luminoso in una zona d’ombra. Si tratta di una raccolta essenziale, minimale, di opere inedite, alcune realizzate alla fine del 2019 e altre nel 2020 durante questa quarantena. Sono principalmente dipinti, frutto di quattro viaggi per me lunghi e importanti: a New York, in Cina, in Giappone e a Miami.

Durante la nostra duratura conoscenza, io e Martina siamo cresciute molto insieme, anche grazie al confronto reciproco e continuo. Se la mostra Concerto. Singing over the Bones, curata da Rossella Farinotti, ha segnato un punto di svolta per il mio lavoro, da lì in poi ho cercato di spingere la ricerca sempre un passo in avanti. Senza rinnegare ciò che avevo fatto prima, ma cercando di riprenderlo attraverso altre forme, di reinventarlo, di studiare e di forzare il mio percorso verso una maggiore asciuttezza formale ed estetica. Una linearità di intento che è stata molto faticosa, e ancora lo è, ma che di sicuro ha imposto un’attitudine più composta e disciplinata verso tutto ciò che realizzo.

Elisa Bertaglia
Brambles II, 2020
Olio on canvas
65×50 cm

Ecco quindi che in mostra vi sono degli apparenti monocromi neri; altre opere su carta invece vivono di un ossessivo ritmo di intarsi di foglie e velature grigie, in cui l’immagine e il simbolo si fanno segno. Altri dipinti poi assumono un carattere quasi intimo e spirituale, attraverso la ieraticità di un’immagine onirica e mistica, coadiuvata dagli inserti di disegni evocativi su sete appese.

Nella ricerca ho voluto operare progressivamente delle scelte che fossero più audaci e rischiose, che rispecchiassero un’idea unitaria di poetica ed evoluzione, e una linea di sperimentazione nuova e indipendente. Alcuni degli elementi rappresentati fanno riferimento all’immaginario giapponese; altri richiamano riflessioni filosofiche sulle dottrine orientali in rapporto alla simbologia e al linguaggio occidentale. Questo perché la narrazione nell’ultimo anno ha intrapreso una direzione sempre più complessa e scarna: ho forzato il mio ricco vocabolario di simboli e personaggi verso mescolanze culturali ed una selezione necessaria. La tensione di queste nuove opere si riflette anche nei titoli, che – se fino ad oggi sono sempre stati dati per cicli – incominciano ad essere perlopiù legati al singolo dipinto e ad avere un’importanza maggiore nella gestazione dell’opera.

Questo nuovo momento per il mio percorso – che personalmente ritengo sia una crescita tuttora in divenire – è sì frutto di viarie esperienze, ma anche e soprattutto di un’impostazione peculiare del lavoro basata sull’imprescindibile rapporto stretto con i miei compagni di viaggio e fondata sul dialogo attivo che con loro porto avanti negli anni. Per questo negli ultimi mesi io e Martina (ma anche Marco, Rossella, Sarah, Martin,… e ovviamente il mio compagno di vita Gabriele) non abbiamo mai smesso di sentirci e di confrontarci. Alla base del mio percorso c’è la curiosità vorace di scoprire tutto quello che sta attorno a noi, e la necessità di pormi inevitabilmente in discussione grazie all’incessante incontro/scontro con le persone che stimo e con cui ho la fortuna di lavorare.

Elisa Bertaglia
Brambles #3, 2020
Oil, pastels and graphite on acid-free paper
30,5×23 cm

Proprio per questa ragione, tra me e Martina c’è un racconto attivo, che queste opere in particolare riflettono. La nostra è una professione, ma è anche una scelta di vita ed inevitabilmente ogni volta che ci sentiamo o che ci vediamo, ci confrontiamo sulle nostre scelte e sui nostri progetti con l’entusiasmo di sviluppare sempre qualcosa di nuovo. Ecco che una tazza di tè al gelsomino ha dato il profumo a tutto questo. Ci ha fatto riflettere sulla primavera trascorsa in isolamento, e i mesi difficili che ne sono seguiti. Mi è mancato andare a trovare Martina al mattino presto, arrivare con due brioche e fare colazione insieme passeggiando per la galleria, mentre guardiamo le nuove opere degli altri artisti. Ma ricusando ogni forma di vittimismo, devo anche ammettere di essere tra gli artisti più fortunati: avendo lo studio dentro casa ho potuto lavorare senza interruzioni anche nei mesi di chiusura. E ho potuto farlo con una calma insolita e un tempo fisiologico perfetto.

Ora desideriamo chiudere quest’anno – pessimo, diciamocelo –, voltare pagina, e mostrarvi un piccolo spot del buono che ne è uscito.

This post is also available in: Inglese